Quando serve un impianto e quando si può aspettare
Un dente mancante non fa male, e così la decisione slitta di anno in anno.
Il dente che manca lascia uno spazio, e la bocca lo tratta come un vuoto da colmare. I denti vicini si inclinano verso quello spazio, quello dell'arcata opposta si allunga cercando un contatto che non trova più. Nel giro di qualche anno l'occlusione cambia, e non solo nel punto in cui manca l'elemento.
Sotto la gengiva succede una cosa parallela e meno visibile. L'osso che sosteneva quella radice non riceve più sollecitazione e si riassorbe. È un processo lento e continuo: più passa il tempo, meno osso resta per ancorare un impianto, e più cresce la probabilità di dover ricostruire prima con un innesto.
Questo è il costo dell'attesa. L'impianto resta fattibile, ma il percorso si allunga, si aggiungono procedure e il preventivo cresce.
Quello che ci chiedono più spesso
- Quanto tempo ho per decidere?
- Non c'è una scadenza secca. Il riassorbimento osseo è più rapido nei primi sei o dodici mesi dopo l'estrazione e poi rallenta, senza fermarsi. Chi sa già di voler fare un impianto ha convenienza a muoversi in quella prima fase.
- Se il dente mancante è in fondo e non si vede, serve comunque?
- Dipende da quanti denti restano in contatto. I molari fanno il lavoro pesante della masticazione: quando ne mancano, il carico si sposta sugli altri denti e sull'articolazione. Non è solo una questione estetica.
- Quando l'impianto non è la scelta giusta?
- Quando l'osso disponibile è insufficiente e il paziente non vuole affrontare un innesto, quando una terapia farmacologica in corso lo sconsiglia, o quando un ponte tradizionale risolve meglio quel caso specifico. La valutazione arriva dopo la TAC e l'anamnesi.
- Ho estratto un dente ieri: posso mettere l'impianto subito?
- In alcuni casi sì, con l'impianto post-estrattivo inserito nella stessa seduta. Serve però che l'alveolo sia integro e non ci sia infezione in atto. Altrimenti si aspetta la guarigione dei tessuti.